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24 OTTOBRE 2009 |
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Taglio del nastro per “Museo della Civiltà Normanna” nelle sale del Castello. |
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A tagliare il nastro, dopo la benedizione da parte del Vicario Generale della Diocesi Mons. Antonio Blundo, il Sindaco Antonio Mainiero ed il Presidente del Cesn, Centro Europeo di studi normanni, Aurelio Cernigliaro; il museo infatti nasce in partnerariato tra il Comune di Ariano ed il Cesn. La città ha, così, potuto saggiare il percorso museale che abbraccia la storia normanna, dalle origini del Regno fino alla fine, con un’area specifica sulla storia della città di Ariano nel periodo normanno- svevo. Prima della visita il Museo è stato ampliamente presentato ed introdotto. Ha iniziato il Sindaco Mainiero, che ha voluto ringraziare quanti hanno attivamente collaborato alla realizzazione della riqualificazione del Castello Normanno: il Prof. Coppola, il Prof. D’Onofrio, il suo predecessore ora assessore Provinciale Gambacorta, la direzione dei lavori l’Ing. Davide D’Italia e l’Ing. Fernando Capone, gli Uffici Comunali, in modo particolare l’Ing. Raffaele Ciasullo, la ditta esecutrice la G.M.Costruzioni e naturalmente il Cesn e Ortensio Zecchino per la fase successiva relativa all’impianto museale. Ha poi ripercorso le tappe dei lavori, dal 1990 quando, con il sindaco Covotta, nacque la prima idea e quindi la scelta di rendere fruibili il Castello, al ‘96 quando fu approvato il progetto del Prof. Coppola, fino al 2001-2002 quando si ottennero i finanziamenti. Un’opera divisa in tre lotti. Il primo riguardante lo spostamento delle vasche idriche, il secondo la realizzazione del manufatto oggi parzialmente inaugurato, il terzo per il completamento e la fruizione integrale del Castello. E’ poi intervento il Presidente del Cens, Cernigliaro che ha spiegato la finalità del Centro Europeo ed ha evidenziato come l’ineludibile completamento alle tante iniziative del Cens, quali mostre, dibattiti, collane editoriali, ricerche che hanno messo insieme tanti studiosi, fosse proprio la nascita di un Museo della civiltà normanna. Una giornata importante, questa, secondo Ortensio Zecchino. Il Presidente scientifico del Cesn ha definito il Castello il simbolo della città, dove miti, vocazioni, memorie e speranze trovano espressione. “Un neonato che deve crescere”, invece il Museo, con l’augurio che possa essere ampliato ed arricchito di ulteriori reperti. Quelli attualmente ospitati sono stati raccolti nel corso dei 18 anni del sodalizio, proprio dal Cesn: “Una rilevate collezione numismatica – ha spiegato Zecchino- cimeli librari ed archivistici, un’importante pergamena, cinquecentine, incisioni, residui di armi da taglio d’epoca, un piatto argenteo di evangelario, riproduzioni tra le quali, di gran pregio per qualità e dimensioni, quella del mantello di Ruggero II, indossato anche dal nipote Federico II nell’incoronazione imperiale e poi tanto materiale didattico: il grande plastico della battaglia di Hastings, i plastici di abbazie e castelli Normanni, e ventitré pannelli illustrativi”. Nell’esposizione anche il Calice di Sant’Elziario dato in prestito dalla Curia Vescovile. Zecchino ha ricordato come già quindici anni fa’ il Centro europeo di studi normanni di Ariano volle farsi promotore prima a palazzo Venezia a Roma e poi a palazzo Grassi a Venezia di una mostra, intitolata i “Normanni popolo d’Europa” mostra che ebbe gran successo di pubblico e di critica e che segnò un approccio nuovo alla vistosa presenza normanna in Europa: “Noi vogliamo insistere sul concetto che i normanni- ha aggiunto Zecchino - nella varie realtà nelle quali si sono insediati, Italia meridionale, Inghilterra , Francia, hanno realizzato una sorta di unicum culturale, spirituale, artistico, giuridico, ordinamentale, tanto da consentirci di parlare di civiltà normanna”.
Anche Giuseppe Zampino Soprintendente ai Beni Architettonici e paesaggistici, si è complimentato per la pubblicazione e per la valenza culturale del Museo della civiltà normanna, ha definito Ariano “territorio di grande interesse storico”, citando finanche il Parzanese. Ha spiegato nel dettaglio alcuni interventi operati sul Castello da parte della Soprintendenza, come lo svuotamento delle torri aragonesi dal terreno di risulta per renderle fruibili e l’esplorazione di molti cunicoli utilizzati per l’artiglieria.
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